2010 anno kapuscinskiano

2010,  “…facciamo che questo sia l’anno Kapuscinskiano…” – dedica.  “Mio Dio, quanto vorrei che le cose brutte non esistessero” – inciso – e così Ryszard Kapuscinski ci rapisce e ci porta nell’Iran rivoluzionario del 1979 con il suo Shah in Shah. Niente di meglio per vedere come violenza, repressione e torture non sono una novità oggi. La Rivoluzione islamica che voleva spazzare via abusi e morbosa gestione del potere petrolifero-militare non ha avuto successo. Perchè oggi si combatte per la stessa causa, per spazzare via una oligarchia religiosa dispotica e corrotta. Lo Shah inneggiava all’antico valore della dinastia Palahavi e alla gloriosa Persia antica. Oggi il grande Ayatollah Khamenei inneggia ai sacri valori del Corano e della dinastia dei grandi Imam Sciiti. “Lo sciita è innanzitutto un accanito oppositore”, comincia così il capitolo più gustoso del libro-reportage di Kapuscinski, dove potrete apprendere le radici di una etnia che corrisponde solo a un decimo dei musulmani nel mondo. E vedrete la personalità iraniana in una nuova luce, la sua natura di nazione perseguitata e insicura, costantemente costretta a gareggiare e dimostrare una compattezza e solidità che numericamente non possiede nel mondo islamico. “Iran, Iran, Iran Chun-o-marg-o-osjan (Iran, Iran, Iran, sei sangue morte e rivolta)”: è la storia della polizia segreta Savak, ai tempi dello Shah. Oggi è il Ministero dell’Intelligence. La Savak usava un metodo di tortura chiamato “rape and cook”, oggi gli operatori umanitari possono raccontarvi altrettante “cose brutte” ma purtroppo l’Iran cerca di silenziarli e la stampa estera non è ancora matura per sfidare la regola della non ingerenza negli affari interni di altri Stati Sovrani.


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