Beijing Watch 2008

“China: the world’s biggest prison for journalists and cyber-dissidents”

 

OLYMPIA 24 Marzo 2008 – All’accensione della fiaccola dei Giochi Olimpici 2008 i rappresentanti degli attivisti di REPORTERS SANS FRONTIERES hanno protestato pubblicamente contro il silenzio del Comitato Olimpico sulle ormai vecchie abitudini repressive del governo cinese in materia di liberta’ d’espressione. I dipartimenti della propaganda e della pubblica sicurezza, insieme alla polizia del cyber spazio, non hanno neanche pensato di abbandonare la pratica della censura nonostante le promesse fatte all’assegnazione dei giochi nel 2001. Chiusa la bocca e gli occhi degli osservatori insider e outsider, la violazione dei diritti umani di popolazioni come quella del Tibet – accusate di separatismo – restano sullo sfondo di una irenica manifestazione sportiva mondiale. Circa 30 giornalisti e 50 internet users cinesi sono detenuti nelle carceri di Pechino, alcuni dal 1980. Il governo blocca l’accesso a migliaia di siti web di informazione, comprese dieci stazioni radio in lingua cinese, tibetana e Uygur. Da poco la cyber-police si e’ concentrata sul blocco di blog e video-sharing websites come You-tube accusati di essere sovversivi.

In occasione delle olimpiadi di Mosca nel 1980 Vladimir Bukovsky, dissidente russo, commento’: “Politicamente un grave errore; umanamente un atto vile; legalmente, un crimine.”


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