I Gianluigi dei Gianluigi

PicassoQuando ti appresti a partire verso un posto diametralmente diverso dal tuo non te ne accorgi tanto grazie a google heart (che è pur sempre grande come uno schermo) ma dalla quantità di vaccinazioni che incameri nel tuo corpo.
 
Così me ne stò qua ad aspettare l’Africa, la mia Africa. Aspetto di partire per ‘sto Congo, per vedere dove sono stati sterminati un milione di tutsi dai bantu inferociti, aspetto di vedere gli ultimi esemplari del gorilla di montagna, aspetto di camminare nella foresta pluviale ed aspetto di asciugarmi il sudore dalla barba rossa e umida, aspetto di poter pascolare come una vacca quieta, senza casa, in un prato verde magari.
 
Intanto ho preso l’aereo, ho affittato un auto e da Santiago de Compostela me ne son diretto a sud, a 5 ore, verso Lisboa. Cammino spesso nel bairro alto, ceno al principe de Colaritz e quando ascolto il fado uscire da qualche negozio devastato mi vien quasi da piangere anche a me.
 
Nell’Alfama i ritmi sono ancora più lenti, le rocce e le pietre sudano, io pulisco gli occhiali e mi sento un uomo felice. Stò prendendo il via, è duro il portoghese ma forse è vero che si nasce con la predisposizione alle lungue, tant’è che quasi mi ci affeziono e pare che suoni;
 sì, il portoghese suona, decisamente.  
 
E’a Porto che trovo il mio signore ed il mio pastore, che poi non è altro che la mia anima. Quella cosa buffa che t’accorgi d’aver perso quando fai fatica a piangere, a ridere, a scopare godendo, a tutte quelle cose dove il dato umano non basta da sè ed a sè ma ci vuole, per così dire, il tocco magico.
 
Sissignori, sono a Gaia, e vedo bene, benissimo o bairro Ribeira e se il signore nostri iddio volesse farmi crepare gli direi calmo calmo
– bene, fallo pure, accomodati!
Intanto sorseggio vinho verte e mangio tapas de nata, sarà la gradazione alcoolica, sarà il sole che ti sbatte in testa e ti pare di essere a primavera, sarà per il culo delle portoghesi o sarà l’hashish spagnolo fatto stà che non v’è e non vi può essere demone ora.
Tutto ciò che concerne i Gianluigi dei Gianluigi è qui, al sicuro, al caldo, e non fa una piega.
 
L’oceano rende il tempo mite, o forse solo noialtre persone.
 
Sto bene, non ho idea del mio nome ma solo di chi io sia…..

Gianluigi Von Biermann

Tutti i racconti nella pagina LITERARY TALKS di Martha’sVersion


7 thoughts on “I Gianluigi dei Gianluigi

  1. Guarda che è in Rwanda e non in Congo dove sono stati sterminati circa un milione di Tutsi nel 1994. E’ poi vero che altri massacri su scala meno spaventosa ma sempre enorme sono stati compiuti in Congo, fra il 95 ed il 98 in parte ancora di Tutsi da parte di bantu, ma in parte anche di bantu rwandesi da parte dell’esercito Tutsi (RPA Rwanda Patriotic Army). Leggiti qualcosa prima di andarci, magari.

  2. Andato e tornato. Con tanto di documentazione diretta, sul campo, in circa due mesi. Naturalmente ho prestato fede nel “prima” all’ascolto dei diretti interessati più dell’opinione pubblica ( ex che vuol Paul Kagame come una sorte di eroe di lberazione in Rwanda).
    In circa dieci anni (1998 – 2008) di guerra civile nelle province orientali congolesi del nord e sud Kivu quasi 7 milioni di persone hanno perso la vita. I massacri nell’orizzonte del pasato e del futuro appaiono giganteschi in confronto al pur terribile massacro rwandese…
    Un adagio congolese ascoltato spesso sia fra i banande sia fra i baluba ed i bakongo dice:- prima o poi il rwanda ce lo riprenderemo.. –
    Qualcuno ne deve pur parlare, magari.

  3. Guarda, grazie mille della tua gentile risposta, e sono perfettamente d’accordo che se ne deve parlare e riparlare. Poi,per chiarirti quella che ti sembrerà la mia arroganza, io personalmente ho lavorato in Rwanda nel 1995 per 9 mesi per la prima e ultima field mission dello UNHCHR, UN High Commissioner for Human Rights e poi in Congo Est, Maniema, Goma, Bukavu per 12 mesi nel 2004 – 2005 per ICRC.
    ne sto anche scrivendo ma sono un po lento. Però non credo affatto alla versione congolese dei “6, 7” milioni di morti in Congo tra ’98 e 2008. Secondo me queste sono balle, e se avessi frequentato i militari congolesi ed i mau mau come ho dovuto fare io ed avessi visto che soldati da operetta e ladri di galline siano, saresti d’accordo anche tu. Di Baluba e Barega ne ho incontrati parecchi ma “credere” a un “vecchio adagio congolese” e non vederlo per quello che è e cioè il frutto dell’incrocio fra una patetica propaganda governativa ed un ridicolo senso di orgoglio nazionale mutuato dall’Europa in aree che non hanno mai visto Stati Nazione, mi stupisce assai in un viaggiatore accorto come tu sembri essere.
    Anche il tentativo di molti congolesi di rendere meno atroce il Genocidio in Rwanda comparandolo con giganteschi ma sorprendentemente privi di testimoni “massacri di milioni di persone in Congo”, mi suona come ovvio tentativo di ridimensionare ciò che avvenne in Rwanda nel ’94.
    Poi, sono sicuro che nel ’97 e ’98 RPA e Banyamulenge, dopo aver fatto saltare i Campi di Rifugiati dei Rwandesi hanno sicuramente massacrato alcune centinaia di migliaia di Interhamwe e soldati e delle loro famiglie nel Nord e Sud Kivu, (menre circa altri 500.000 rientravano a piedi in una sola settimana), ma queste storie di “continua guerra civile congolese” sono balle.
    Io nel 2004 e 2005 in tutto il Maniema, e Nord Kivu e Sud Kivu, lavorando per la Croce Rossa Internazionale, non ho mai visto ne sentito di nessuna decente battaglia con almeno, che so, quei 4 o 500 cadaveri che ne facessero un evento degno di nota, mentre di battagline con 4 o 5 morti, questo sì, avveniva di frequente.

    Va beh spero di non averti fatto incazzare ma mi sembra che spesso la gente, anche se letterata rischi di essere superficiale.
    Ciao e buona fortuna a te!

  4. Ma che incazzare anzi…
    cmq Magheria, catena dei monti Mitumba.
    è piena di Mau-Mai, ma vabbè ce ne sono molti in tutto il territorio di Lubero…
    cmq tra l’abitato di magheria e massereka v’è un tratto di foresta, stranamente non oggetto di attenzioni per il legname e tutto il resto.. Qui, circa dieci anni fa, dicomno vi sia stata una grande battaglia tra mai-mai e bayamulenge.
    Senti io sono solo un antropologo ed un viuaggiatore ma una mascella ed un femore li sò riconoscere e credo che in molti dovrebbero vedere laggiù certe cose…
    il problema è la velocità con cui si indaga in certe questioni… io. per principio, non credo più ai caschi blù… mi facevano venire il vomito vedere come si comperavano le ragazze e l’oro ( con ingordigia degli indiani)…
    come “appassionato” di antropologia della guerra mi interessano i lenti e gli adagi che cantano di guerre e massacri, poichè sono o possono essere, profeti dei loro tempi…
    E venne il giorno in cui radio Mils colin dette l’ordine di ” tagluare gli alberi alti”…
    Io Michele non giravo ne con mezzi militari ne con qualche tipo di scorta, non credo alla storia della balla della continua guerra congolese…
    Il quadro non è semplificabile… io lo pensoi e l’ho scritto più volte, basta poco per una nuova endlosung…

    e cmq caro Michele non è che mi dai la tua e-mail e ci facciamo diue chiacchiere, anche ” lavorativamente”..? Mi farebbe piacere…

    utobiermann@hotmail.com

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