Oswiecim…dal tedesco al polacco

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Non ci vuole molto a raggiungere la frontiera polacca da Praha, in circa 4 ore si arriva a Cieszin, amena località vicino ad Ostrava, repubblica Ceca.

E’ al di là della frontiera Cieszin, colpisce che proprio qui termina la “1” , l’ultima autostrada occidentalmente concepita e costruita. I tempi si dilatano, gli automezzi pesanti creano lunghe code che si perdono nelle strade per lo più diritte, somigliano a bisce nere e lunghe, lente, inarrestabili.

Vi siamo arrivati circa alle 17 e subito abbiamo evitato Katowice come si scansa un appestato. La si poteva vedere da lontano con le sue torri che vomitano fumo e fumo come se lì vi fosse l’inferno, e vi è (un) inferno, il calvario di centinaia e centinaia di minatori e l’ancor più triste sorte delle migliaia di ex minatori ora neo disoccupati.
– Le cose vanno meglio con i cinesi, mi ha detto una barista di Skoczòv. Le industrie cinesi divorano anche il carbone degli altri, affamate come sono di energie, così alcune vecchie miniere polacche han ripreso a funzionare.
Marcos mi guarda, non ne può già più del paesaggio piatto, degli interminabili boschi, delle lunghe code, della gente vestita come cent’anni fa che aspetta lungo la strada chissà cosa.

Passano due ore e Krakòv è sempre più vicina. Ci fermiamo sempre più spesso a trangugiare birra, a vedere belle ragazze ed a riposarci. Sono due giorni che non facciamo altro che guidare.

– Proseguite con la “52” se volete arrivare prima, altrimenti raggiungete la “44”, che però è più lenta visto il traffico che c’è vicino Oswiecim.

Non avevamo capito il consiglio della barista, dopotutto, benchè stanchi non avevamo nessuna fretta di raggiungere la meta. Quando ci si mette in viaggio, in marcia, la destinazione perde via via significato, mano a mano che i chilometri aumentano dalla partenza, man mano che la distanza si riduce sino a divenire solo un mero strumento orientativo che però non ha alcun valore emozionale. La mattina ti svegli con la voglia di partire, il giorno ne hai di proseguire, la sera di addormentarti, ma solo perchè sai che potrai meglio continuare a viaggiare.

Certo, da ingenui avevamo pensato ad un aumento di traffico come conseguenza o di località turistiche o di siti carboniferi. Non avevamo capito perchè Oswiecim non dice nulla a chi non conosce la traduzione di alcune parole in polacco, o non conosce la storia. Oswiecim è l’esatta traduzione di Auschwitz, dal tedesco al polacco.

La “44” era tempestata di cartelli con la parola in tedesco, – oh no, mi dice Marcos ogni volta che ne incrociamo uno.

Era sera quando mi siamo arrivati. Le orde di vecchi scampati stavano scemando. V’erano due bus di scolaresche, eccezionalmente silenziose, non facevano baccano, si muovevano ordinate e disciplinate. Dei vecchi qualcuno si soffiava rumorosamente il naso e c’è da crederci, non per colpa dell’aria frizzante della sera.

Da lontano il sole che tramonta illumina le colline che circondano Krakòw, di fronte a perdita d’cchio v’è pianura e boschi, fumi lontani dai campi, dalle case e dalle ciminiere. Inavvertitamente capisco che il percorso è stato più o meno lo stesso, il Brennero, pezzi di Slovacchia e Rep.Ceca, di lontano le suddette colline e davanti l’immensa pianura polacca. Lo stesso percorso di Levi, diverso trattamento. Una pianura pacifica, da congelamento del tempo, una pianura che ti lascia dentro l’idea che nessuno saprà mai che tu sei qui, una pianura che doveva ancor più essere straziante per chi dal moto della terra vi arrivava. E una volta qui aspettavano di andarsene per il camino, come fa ora il carbone di Katowice.

Non siamo entrati, abbiamo trangugiato le ultime 4 birre osservando i reticolati, le biglietterie, il nero del bosco dentro. Non v’erano maiali con le ali, ne pecore ne cani. Nessun proiettore illuminava i binari arruginiti, nessun cane pastore abbaiare furiosamente, nessun insolente tedesco con lo sguiato accento prussiano o bavarese ad urlare ordini. Nessuno corre. Se ti fermi ed ascolti, ti par di sentire ancora l’odore di cenere li intorno, che ti insozza i vestiti.

Partiamo senza rimpianto e senza posare uno sguardo su quiei vecchi che si domanderanno cosa ci fanno, due insolenti ragazzi, qui davanti a bere birra scadente polacca da 15 centesimi di euro.

Ognuno ha le sue ragioni mi sembra di dire loro, per quanto concerne le mie non sono nemmeno più le mie. Dovevo tornare, e domani ci guarderemo con Marcos e ci diremo che dobbiamo andare. Domani dobbiamo andare…


6 thoughts on “Oswiecim…dal tedesco al polacco

  1. Vorrei chiederti gentilmente due cose:
    1) dove hai visto “gente vestita come cent’anni fa”?
    2) dove si piu’ bere e perche hai bevuta la birra scadente polacca da 15 centesimi di euro? (con quel prezzo deve essere orrenda – la birra che noi polacchi beviamo di solito al bar costa circa 1,20 euro)
    Saluti

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