Precariato e giornalismo

https://i1.wp.com/www.cartoonstock.com/lowres/cga0020l.jpgRiporto qui sotto una lettera al Direttore de Il Foglio e la risposta di Giuliano Ferrara (Giovedi’ 20 settembre 2007 pag.4) Lo riporto perchè riconosco che in questa condizione si trovano molti giornalisti trentenni d’oggi. Me compresa, anche dopo la cosi’ detta gavetta. Ma la PRECARIETA’, viene da chiedersi dopo la lettura di questo botta e risposta, è forse un insulto per chi non la vive? Se quello che dice Ferrara si realizzasse, quanti giornalisti verrebbero licenziati domani? Insomma o tutti precari o nessuno, senza CASTE in mezzo, certo, siamo d’accordo, sembra almeno una decisione. Molto lontana da venire. Per ora nessuno si sente insultato a rovinare i tassisti…

Al direttore – Non è che, per caso, la Padrone di “precari e contenti” si sia fatta sfuggire la frode che la legalizzazione del precariato porta con se? Glielo chiedo perchè, da giornalista precario (pardon: freelance) ho lavorato per due anni, di fatto, da subordinato: turni di lavoro da rispettare cinque giorni a settimana, staordinari, lavoro notturno, festivo e superfestivo. Il tutto coperto – occultato direi – da un contratto a progetto nel quale si specifica che il lavoratore ha la piena autonomia di gestione degli orari e degli impegni e grazie al quale nulla di ciò che è previsto dal contratto nazionale dei giornalisti mi è stato riconosciuto (nemmeno i contributi, il Tfr, la tredicesima et cetera). La legge non obbliga i furbi a piegarla ai propri interessi, certo. Ho troppo rispetto del defunto giuslavorista Marco Biagi, però, per concludere che non ci avesse pensato.

Il “defunto giuslavorista” è un eroe civile assassinato da un branco di lupi. Questo per la precisione terminologica e morale. Il precariato non è comodo, e non è il solo,lei, ad aver fatto una gavetta difficile, con tutele rinviate. Capitava anche alle generazioni del passato. E ci sono paesi dove si è meno precari perchè esiste l’istituto del licenziamento che genera mobilità e ottimi livelli di occupazione. Licenziabili e felici? Preferisce questa formula?


One thought on “Precariato e giornalismo

  1. Pensando alla mobilità il defunto giurislavorista non immaginava, o forse non intendeva, creare la tirannia della precarietà. Di fatto così è stato.
    Poichè licenziabili ma assumibili è indice di mobilità.
    Ma cosa succede quando i mutui possono essere effettuati solo via granazie genitoriali? Cosa succede quando l’orizzonte d’una famiglia divine semplicemente utopistico per l’impossibilità economica?
    Pascolare quieti come vacche senza casa godendosi il defunto avvenire in attesa dei cani da guardia, in attesa dei maiali che volano, in attesa di qualcosa che non accadrà (pare) mai: una stramaledetta ripresa economica italiana.

    Biagi è stato crocefisso in vita, eroicizzato nella morte, santificato da defunto. Umanamente, la sua riforma si è rivelata una maledetta porcata in tutti i suoi effetti.
    Le falle della sua RIFORMA NON NECESSITANO DI CRITICHE POPULISTE DI SINISTRA, è sufficiente osservare la tragedia economico – sociale in cui versano le generazione nate dalla metà degli anni 70 fin’ora.
    Rischiamo di divenire lupi, come ora siamo umili, suffienti pecore sballottate da pastori che han perduto l’orientamento, i lupi, quelli veri, devono ancora arrivare… Saranno le stesse pecore d’oggi a incarnarli…..

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