Literary Talks 06.06.07

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“…Dal nord slavo al sud portoghese ho mescolato sangue e terra. Un giorno sarà piacevole ricordare tutto questo facendo finta che sia stato solo un sogno…”

Quali sono le profonde implicazioni nelle viscere d’una creatura senziente dal basso della coscienza? E quali sono i ritmi nauseabondi dell’idolatria delle forze scure? Un vecchio detto ebraico dice che la grande storia, il destino, è imperscrutabile, lo è solo la piccola, quando vediamo i nostri piedi, e dove metterli. Quando re David decise di chiudere l’Arca dell’Alleanza nel tempio Dio uccise tutti coloro che la reggevano e cercavano di non farla cadere. Egli era il dio del deserto, libero, e mai avrebbe accettato di essere stanziale e “istituzionalizzato”.
Egli era il dio della libertà e non della felicità…

Ma ora il cielo è vuoto, e le aquile non volano più, figuriamoci dio.

Alla mattina, una volta sveglio, leggo e scrivo, che altro potrei fare? Tutto ciò che ha a che fare con i concetti di bene e male, di sofferenza, di amore e di odio, di vita e di morte mi è alle spalle. Passo pochi istanti innanzi allo specchio ad osservare cosa dicono i miei occhi: e dicono molto più delle parole che scrivo….

Un tempo ero giovane e forte, prendevo di petto la vita e le idee; non ne ero sommerso, ne condizionato o vittima. Un tempo ero capace di illudermi a dovere, credevo che gli amici avrebbero “sentito ” i miei momenti di debolezza, credevo che l’amore fosse capace di sopravvivere ai rituali d’ogni giorno come alla tragedie non annunciate.

Alla mattina, una volta sveglio, scrivo dei posti e delle persone che non vedo e non rivedrò, che altro potrei fare? Sono un nazionalista, ricordo ogni strada battuta da bambino con gli amici, mi ricordo d’ogni strada che abbiamo attraversato con Lei mano nella mano felici come se avessimo da poco attraversato l’apocalisse e nulla avrebbe più valso contro di noi. Ricordo ogni piazza dove c’eravamo fermati a baciarci presi da un’irresistibile febbre, come è tipico degli innamorati, o come quella volta a Karlsplatz dove mi ero fermato per allacciarle una scarpa ed avevo notato come le sua gambe superassero in bellezza e valore gli intagli e le decorazioni dell’intera collezione di preziosi asburgica. Ricordo di quando percorsi le ramblas a lunghi passi per fare la spesa alla vigilia di natale di qualche centinaio di anni fa. Ricordo come tutti gli anni si festeggiasse il natale in casa mia pur non essendo cattolici con la sola eccezione di mia madre. Negli ultimi anni quando ho potuto ho passato il natale a fingermi sino – cambogiano, sì da potermi permettere di viverlo nell’assoluta e completa ignoranza dell’evento. Una volta l’ho passato vicino Darwin, in Australia, credevo che il mare, il caldo, le tette delle donne sballottate dal beach volley, credevo che tutti questi elementi sarebbero riusciti a distrarmi. Sbagliavo.

Sbagliavo quando decisi di iscrivermi a quel club privé pensando di non pensare più a Lei ed alle Altre. Sembravano essersi messe d’accordo per succedermi una dopo l’altra nella vita, una dopo l’altra con l’ennesimo risultato; carte, avvocati, separazione dei beni, urla, pianti, indifferenza ed un pizzico di rancore grattugiato in un sottofondo dal rancido sapore  malinconico. Ci mancava che rimanessi in cinta, ma ero un uomo ed almeno su questo non potevo sbagliarmi. Dall’altra parte non potevo nemmeno avere eredi, conciato com’ero, senza utero e ovaie. Semi ne avevo, ma senza terra erano destinato a disperdersi in letti via via sempre più anonimi, quando inesistenti. A volte qualcosa sussurrava e tremava, tremava sotto il delirio dove sta il cuore; vi rimaneva sospeso giorni, settimane o forse mesi o solo minuti,  poi moriva in mente.

Dal nord slavo al sud portoghese ho mescolato sangue e terra.

Un giorno sarà piacevole ricordare tutto questo facendo finta che sia stato solo un sogno…

Gianluigi Von Biermann – tutti gli scritti nella sezione LITERARY TALKS


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