Poesia d’inverno

Forse soffocherò fra i rischi,
Forse mi han stufato i fischi
parole e rantolii, abbaiano i cani, saltano i cavalli nei recinti,
 
“Sembra sole nascente
questo sole d’occidente,
sembra sole che nasce
questo sole calante…”
 
irradia l’orizzonte ed infiamma il firmamento
ed il buio lo sorprende e fosco e nero avvolgente,
 
Che per me e per la mia vita che ho perduta la mia jasnaja Poljana,
e s’avvicina un inverno
che contrasta con l’ufficialità della primavera.
 
 Non c’era una sola parola che fosse d’amore, il canto d’un gallo contrastava ben forte con l’alba alquanto in ritardo.
Quando tornai a casa trovai un gatto inchiodato sulla mia porta.
I soliti ragazzi teppistelli di paese.
Avrei voluto essere l’orco delle fiabe,
avrei voluto essere il lupo di cappucceto rosso,
avrei voluto essere l’uomo nero,
avrei voluto inchiodar loro alla mia porta.
Forse avrei voluto essere tutto questo, ed ucciderli tutti nell’animo.
 
Eppure non salì mai l’ombra del mio pianto, se ne rimase in disparte ad osservare.
Anelo il cuore mio ad alcuni firmamenti di cui ignoro la rivoluzione
la carne di una ragazzina pur madre e figlia non salva la mia grazia
salva invece l’ora del tramonto da quella delle tentazioni.
  
Rendevo il culto a chi mi rapiva il cuore, poi passavano mesi, forse anni, forse qualche giorno che dovevo trovarlo, chè senza cuore non è un affare la vita lunga.
La libertà era una forma di disciplina che in quanto la deficiassi mi sfuggiva.
Non era qui, non era ora, non era nemmeno quando. 
 
 Lei si era dichiarata indipendente, mentre se ne andava.
io mi raccoglievo dentro la mia intimità
l’ultimo proclama mi era pieno di estranietà.
Ecco che di colpo “lei” non c’era,
e non c’era “me”.
 
Sottile corda che inizia a vibrare, nasconde e secerne candore,
 il fuoco che avvampa, che colora che scalda,
che consola,
si infuoca, si piega,
si tinge  di finitezza e dolore
dolore che affoga in un’ ira
il vuoto che mi ingloba
il pieno che fiorendo
mi consola e mi perdona.
 
Capivo molto bene Cortèz,
capivo molto bene ora il suo dar fuoco alle navi una volta sbarcato nel nuovo mondo.
Qualcuno chiese lui se fosse impazzito.
No che non lo era.
Ma ora era spronato al massimo ad andar avanti non potendo più tornare indietro.
  
Il tempo di partire
ed il tempo di tornare.
Il tempo di guarire
ciò che fa ammalare….

Gianluigi Von Biermann


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