Black & White Africa

LiberiaAfrica on Film. The Economist dedica una riflessione all’ultimo amore africano di Hollywood: Blood Diamond. Il film, in uscita nelle sale italiane, racconta di conflitti e mercanti di diamanti nella Sierra Leone degli anni Novanta. Questo è solo l’ultimo di una serie di produzioni cinemategrafiche dedicate all’Africa che negli ultimi tempi si sono imposte all’attenzione del pubblico e dei critici nei maggiori festival internazionali. E’ interessante la critica sollevata dal settimanale inglese sulla produzione hollywoodiana degli ultimi tempi. Sono usciti dal 2004 a oggi: Lord of War – dedicato al traffico di armi in Liberia, con Nocholas Cage -, The Constant Gardner – tra droga e diplomazia -, The Last King of Scotland – su Idi Amin, psicopatico dittatore dell’Uganda -, Hotel Rwanda – sul genocidio ruandese. Non si tratta più della generazione di registi che raccontava l’Africa attraverso immagini aristocratiche della vita dei bianchi nel periodo coloniale del continente, come nel vecchio film Out of Africa. “Oggi – si legge nell’articolo – i registi vanno in Africa a cercare storie sul traffico di armi, genocidio, fame, misfatti delle multinazionali che riempiono i cuori e le menti delle nuove generazioni di occidentali alimentati dai Live Aid e dalle manifestazioni anti-globalizzazione. La produzione old style è stata rimpiazzata da un tipo di produzione che asseconda le tematiche delle organizzazioni non governative”. Lo stesso World Food Programme è rappresentato nelle scene di Blood Diamond. Ma l’osservazione che colpisce è un’altra. L’esistenza di una “felice sinergia tra pubblico, registi e temi” non cambia il fatto che “i protagonisti principali di questi film sono sempre bianchi, e quindi essi ricalcano sempre l’esperienza degli occidentali in Africa – proprio come in Out of Africa”. Lo stesso regista di Blood Diamond, Edward Zwick, ha ammesso che non avrebbe avuto lo stesso flusso di finanziamenti se avesse scelto una “black storyline” e una “black star” invece di un “white mercenary” e una “pretty white female journalist”. Ovvero l’Africa non avrebbe avuto un posto nel mondo cinematografico occidentale! A vostra scelta se questo sia da considerarsi un merito o un demerito per Hollywood!


One thought on “Black & White Africa

  1. Sì, il film non era male; anzi, è un film ed uno spettacolo e per questo è riuscito ad essere qualcosa di notevole. Tutto il resto è politica.
    Prendiamo “La Vita è Bella”, por ejemplo, un film che piace a (quasi) tutti. C’è qualcosa di Frank Capra in questa favola, è vero, qualcosa di trascendente e redentivo. Però, per un film che si vanta di parlar di Auschwitz c’è poco–pochissimo–di ebraico. A parte il set cinematografico non c’è assolutamente nulla, neanche riguardo il protagonsta Benigni che è una specie di everyman per l’Europa del dopoguerra, alla quale piacciono gli ebrei poco ebrei. All’Europa non piacciono gli ebrei affatto (in quanto ebrei), ma le vittime. Però si dice che è un grande film e–se non mi sbaglio–ha vinto pure qualche Oscar. Se “Blood Diamond” e “La Vita è Bella” fossero stati dei film con una forte impronta afro-ebraica (e a posto della Connelly Halle Berry bellissima anche lei e a posto del everyman di Benigni magari un ebreo che faceva qualcosa di ebraico ogni tanto) sarebbero stati così lodati dal pubblico come sono?
    E bene ricordarsi che anche Philip Roth nel suo ultimo romanzo “Everyman” ha dato delle forti caratteristiche ebraiche al suo protagonista. E perché no? E’ ebreo!

Lascia un commento

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione / Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione / Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione / Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione / Modifica )

Connessione a %s...