Adler Café

LITERARY TALKS

di Gianluigi Von Biermann

Chiamati a raccolta corrono, veloci, suadenti, chiari, i particolari minimali in primo piano.

Qualcuno carica le pistole prima d’uscire.

Ancora un miglio, prima di tornare.

Lo trovai strano già prima di rendermi conto di averlo trovato, salutai educatamente, chiusi attentamente la parola cercando di non far troppo rumore con la bocca mentre me ne andavo. Alla fine era stato un gioco da ragazzi, lo è tuttora se è per questo. Ti dicono che hai le prime rughe, ti dicono che i tuoi fianchi si son ingranditi e che il seno non è più come prima, te lo dicono ogni volta che affermano il contrario, ogni volta che cercano di dissuaderti dal fatto che comunque si invecchia. Un atto da salone, un atto da salone che copre la verità con sicurezza, ma io lo sentivo, sentivo bene l’ odore di lui su di lei. Le chiesi di parlare, lei rifiutò. La rassicurai sul fatto che non fossi armato. Lei rifiutò lo stesso.

– Dove hai dormito questa sera?

– Anzi, scusami cara, dove andrai a dormire questa sera?

Ancora un miglio, prima di tornare.

Lei mi guardava, mi squadrava come per cogliere un centimetro di debolezza per la furia della sua vendetta.

 Lei mi guardava, e taceva.

– Facciamo così: se vuoi mi arresto eh? Mi sbatto in prigione, e già che ci sono mi condanno anche. Cosa ne dici cara, ti sembra appropriato? Ti senti calma ora, cara?

Ah signori come ferisce il silenzio, lascia l’altro con il senso di colpa, lo svuota di belligeranza ed iniziativa, ti lascia decapitato ed umiliato, come l’abbraccio caldo e falso d’una puttana. Gli unici uomini saggi che abbia conosciuto erano donne, camminavano nella vita incontrando di tanto in tanto qualcosa sulla strada. Spesso non capivano se fossero oggetti, o semplici umani. Piccoli esseri dotati non di individualismo ma di narcisismo, il piacere diveniva desiderio e quest’ultimo a differenza del primo non porta mai pace, completezza e prosperità. Ti innesta dentro la febbre da possesso, da ricerca d’oro che luccica ed arrugginisce.

Ancora un miglio, prima di tornare.

Alla sera spengevo la macchina e salivo subito in casa. Dormivo in salotto sul divano. Il letto aveva ancora il suo odore ed io non intendevo disperderlo sudando come un idiota nel sonno. Certo, avrei potuto fare il chimico nella vita, avrei potuto ricomporre la molecola del suo odore ed ora non starei qui a spaccarmi la schiena su questo maledetto divano. Ma no, non era il caso, non mi ci vedevo con il camice bianco a maneggiar ampolle. Sì, mi vedevo molto meglio come cantante di musica leggera in Venezuela. Con la laurea in antropologia m’avrebbero sbattuto in qualche cimitero. Come si chiamava quel personaggio di Sclavi? Della Morte Francesco, ecco, sarei stato il Della Morte Francesco della bassa Val di Chiana, mica male? Avrei curato le tombe, sorvegliato i morti ed osservato i vivi. C’ero abituato, i villici, non capendo nulla di ciò che facevo, ogni tanto me lo chiedevano.

– In cosa sei laureato tu?

– Antropologia…

– Ah…. e sarebbe come quelli che cercano le ossa?

– … sssi. Sì, è come quelli che cercano le ossa, sì.

Loro annuivano, ma capivano di non aver capito e capivano che li stavo prendendo per il culo; prendevo per il culo la loro grammatica sgangherata e tanto che c’ero anche la loro mente capace di formulare solo pensieri dozzinali e semplici. In genere arricchivo la conversazione con qualcosa di banale ma per loro esotico e “politico”. Idiosincrasia, sbattevo là per caso. Oppure ” tensione epistemologica”. Bastava buttare là una parola, un’espressione come questa e subito loro riprendevano l’espressione antecedente la domanda.

– Dovresti fare il politico tu.

– Già fatto, ora sono in esilio, buttavo là.

La vita, presa a piccole dosi, è dolce e dolcificante. Forse lo è a tratti, forse è l’amaro della bocca a disgustarci nel momento in cui essa si affievolisce. Di solito più è difficile ed avversa più l’uomo vi si attacca come una furia. La donna era mobile, e non lo era più in una canzone. Lo era nel mondo, lo era con il mondo e la transumanza era il massimo per un trentenne in canna.

– Hai presenti gli assassini seriali? Ecco, a me pare d’essere una divorziata seriale…Chi? Lei? Ah no, beh, lei anche, ma la differenza è che lei si migliora salta sempre su un pesca più grande.. e non nel senso che intendi tu….

– Interessante, dicevo io. E lei dov’è ora, sai com’è, è un pò di tempo che sono solo….

– Sei un bastardo, mi diceva lei, pagava da bere e se ne andava, lasciandomi lì solo, senza la sua auto.

Poco male, dall’Adler a casa mia v’era più o meno un miglio…

utobiermann@hotmail.com


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