Les Misérables di Largo Argentina

Non importa se non avete mai letto I Miserabili di Victor Hugo. Perchè questa è un’altra storia, meno romantica, più disincantata e perfettamente calzante con le ultimissime della cronaca di Roma. Risse, accattonaggio, raket degli ambulanti. Freak, punkabbestia, barboni. Maltrattamento degli animali, rifiuti, degrado urbano. Tutto ciò è stato l’oggetto delle lamentele rivolte dagli abitanti dei quartieri di Trastevere e Campo dei Fiori all’amministrazione Veltroni. Niente a che vedere però coi Miserabili degni di tal nome. Perchè esistono. Sono dignitosi, professionali in un certo senso. Si piazzano sempre nello stesso angolo e il fiume di folla che corre intorno all’Area Sacra di Torre Argentina ci passa davanti quasi fossero negozi permanenti. I loro clienti preferiti sono quelli che hanno una maggiore predisposizione al senso di colpa indotta dal proprio stile di vita. E i più bravi, quelli specializzati, riescono a sciogliere l’indifferenza del passante con delle vere e proprie attrazioni particolari. E ce n’è per tutti i guisti. Così diventa possibile scegliere a chi destinare i propri rigurgiti di coscienza a seconda dei propri gusti d’altruismo disinteressato. Ami l’Africa? C’è una incredibile dignità nello star lì cantando nenie di villaggi tribali in quella donnona nera dagli occhi languidi e dai vestiti color terra madre, che aspetta uno spicciolo dietro un cartello “I’m poor but happy”, “sono povera ma felice”. Ami Roma? Pochi passi tra l’Africa dietro l’edicola e la romanità davanti al Teatro Argentina e trovi il cantanstorie romanesco che dà rime in cambio di spiccioli dopo aver reso pubblico il suo mandala onirico disegnato coi gessi ai piedi dei cartelloni teatrali. E ancora rumore del tram che stride tra le rotaie. Gambe, tacchi e profumi di signore. Tra belle cravatte e gente che corre al mattino al lavoro, l’artista romanesco lavora con la costanza di un manager. Come i venditori di libri di poesia africana che davanti al megastore Feltrinelli tentano uno spericolato gioco di concorrenza, puntando appunto sulla psicologia del cliente ideale, uno “per la causa”, uno che dopo aver speso cinquanta euro per libri potrebbe darne almeno cinque per la pace della sua coscienza a gente che poi trasforma poesie in pezzi di pane. Bel business quello intellettuale. Poi a fare folklore ci pensano i musicisti. Quelli con la sola pretesa di suonare più forte dei clacson delle macchine e delle sirene assordanti che aggrediscono le orecchie e violentano la psicologia della settimana lavorativa. Così chi non ha ancora l’I-pod, il salvavita del pedone metropolitano, può scegliere di abbassare la mano sulle ciotole del jazzista malinconico alla fermata dell’autobus, oppure al magro violinista del semaforo pedonale che cade dentro la sua giacca grigia da pastore povero delle alture balcaniche. I turisti penseranno forse che l’Area Sacra di Torre Argentina abbia potere di attirare col fascino degli antichi templi pagani romani strane forme di vita, apparentemente meno nobili dei suoi venerati gatti. Ma diventa più crudele e meno sopportabile far finta di ignorare gli storpi seduti su skateboard sui quali non abbassando gli occhi potresti inciampare facilmente. Impossibile invece cedere al ricatto pietistico posto da quelli che nella loro pura follia dell’estremo si inginochiano al centro del marciapiede con un cartello al collo “ho fame”, e con lo sguardo fisso sul vuoto caotico della strada. Non miserabili piuttosto vili quelli che usano la pietà indotta da una cagna che allatta cuccioli distesa a terra al limite dell’abbandono. Fanno bene dunque i cittadini a protestare ed a chiamare in causa il Comune di Roma. La città deve avere una dignità. Non è Parigi, non è il 1815.

Aggiornamento 30/10/2006:

A Parigi, nel 1815….ops…a Roma, nel 2006…tra les misérables ho dimenticato les enfants, i bambini sfruttati dal racket dell’accattonaggio. “Hanno tra i due e i dodici anni, sono per lo più nomadi di etnia rom, o di nazionalità romena…Ognuno riesce a guadagnare tra i 70 e i 100 euro al giorno, molto più di quello che riesce a portare a casa un adulto”. Nero su bianco a pagina 3, Cronaca di Roma, il Corriere della Sera, edizione romana di oggi, pubblica i numeri del VI Rapporto Nazionale sulla condizione dell’infanzia e dell’adolescenza: “8.000 i minori costretti a mendicare per strada nel Lazio, 2.500 i piccoli accattoni nella città di Roma, 500 sotto i tredici anni”.  I numeri si commentano da soli.


7 thoughts on “Les Misérables di Largo Argentina

  1. Il problema è chi c’è dietro è sfrutta spesso questi malcapitati, oltre all’incuria del comune che no fa nulla per portarli via dalla strada cercando di capire come ci sono finiti, ma sopratutto, chi li ha messi li. Hai fatto un bellissimo spaccato della Roma di oggi, sopratutto quella che viviamo nel centro di Roma.
    Mi ci sono rivisto in pieno a camminare tra le tue righe, mentre salgo su un autobus o mentre sto per prendere la metro.

  2. Quella dei bambini è davvero vergognosa. Però c’è un tizio che sale sempre sul tram che evidentemente manda i figli a scuola, perché i piccoli si vedono soltanto nei periodi di vacanza, mentre durante l’anno scolastico non ci sono mai.
    Buon fine settimana🙂

  3. Personalmente del racket dei bambini non me ne frega nulla. Vederci qualcuno che mezzo secolo fa insulta un contadino perchè manda i figli di poco più di sei anni con le bestie, invece con i libri! Me le immagino le legnate… Ma.. un momento: c’è stato forse qualcuno di chi ha commentato in un campo rom? suppongo di no, riderei anche lì ed anche lì qualcuno prenderebbe legnate.
    Sempre personalmente all’angolo fra Marc.antonio Colonna e via d.Gracchi c’è sempre un rom con una bella croce in petto, tiene le mani a mo di preghiera, vi stringe forte un santino e piagnucola. Ogni mattina passando gli rifò il verso. Occorre un distinguo fra la performance ed il disagio buio, fra una strategia di sopravvivenza (benchè abbietta) e la mancanza concreta di prospettive.
    Il medio evo non passa mai…

  4. Una ottima analisi di una sitazione comunque complessa, tuttavia mancano soluzioni al problema….. che siano realmente applicabili e efficaci. La società civile, che cosa può fare per risolvere questo problema? visto che la classe politica, neanche si accorge di questi aspetti, se non per propaganda elettorale.

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