L’Africa invisibile – di Gianluigi Von Biermann
Il mondo gremito di presenza s’è rimpicciolito, il vuoto è pieno d’assenza di memoria, e di significati.
Fu verso la fine degli anni ‘50 che sull’onda dei vari indipendentismi africani l’esigenza d’una autonomia e di un’autodeterminazione iniziò a sorgere anche in Rwanda.
Breve sunto storico.
I territori dell’attuale Rwanda furono “ereditati” dai belgi al termine del primo conflitto mondiale, tali territori appartenevano all’impero tedesco il quale si era in precenza limitato a rivendicarne il possesso. I belgi ereditarono anche quello.
Hutu e Tutsi vivevano all’interno di una società pressochè feudale dove al vertice sedeva un re Tutsi che tuttavia potremmo definire istituzionale poichè i tre principali poteri erano divisi fra Tutsi (signore delle mandrie) Hutu (signore delle terre) ed i Kwa a cui erano affidati compiti che potremmo definire di forze dell’ordine, assimilabile ad un’odierna polizia.
Benchè di origini diverse (Tutsi del cippo nilotico, Hutu subshariano) difatto nell’antico Rwanda le tensioni relative alla divisione del potere, all’elezione di un re, alla nomina dei vari sacerdoti rientravano in un livello che non differiva da quelle in una qualsiasi società complessa. Hutu e Tutsi erano due tribù diverse (nella R.D. del Congo ve ne sono circa 300) ma con medesima lingua, religione ed usi e costumi. Furoni i Belgi a trasferire in toto il potere ai tutsi seguendo principi razziali, favorendo i tutsi poichè grazie alle dimensioni ridotte di orecchie e naso, di pelle leggermente più chiara e di aspetto slanciato erano ritenuti “più vicini” ai bianchi rispetto agli hutu. I cosiddetti “principi razziali” erano una in realtà un promisquo di stereotipi, teorie biblico-scientifiche (in quanto nilotici i tutsi vennero inquadrati come discenenti di Sem, popoli semitici, in ogni caso figli d’un antenato comune giudaico-cristiano.mussulmano, Abramo) ed ignoranze antropologiche poichè condividendo lo stesso corpus di leggi, lingua, simboli di fatto Hutu e Tutsi non erano due etnie diverse, ma tribù con specificità diverse.
L’antico regno di Rwanda era simboleggiato dal tamburo Karinga (assmilabile ad un misto di vessillo ed insieme corpus culturale-storico) il quale da simbolo d’unione (varie fasce dipinte simboleggiavano “gli strati” umani che componevano la società rwandese) divenne simbolo di supremazia da parte dei tutsi.
Con la distruzione del tamburo Karinga andò perduta anche quell’antica, forse flebile ma funzionante e relativamente stabile, “unione” che permetteva la convivenza ed anzi la manteneva.
Il gruppo dei Tutsi favorito per circa 40 anni dai Belgi premeva per l’indipendenza, gli Hutu (o Bantu, o Ba-hutu) erano “disposti” ad un rinvio cosa che li favorì nel cambio di potere che si verificò all’epoca. I Belgi cessarono di favorire i tutsi ed in pratica trasferirono il potere ai Bantu. E del 1959 la prima guerra civile che provocò 1 milione di Tutsi sfollati. Nel 1962 si giunse all’indipendenza, nelle carte di identità veniva anche specificata la tribù d’appartenenza. Nel 1963 i Tutsi dall’esilio attaccarono il Rwanda con l’obbiettivo di tornare alle loro terre, e riconquistare il potere, i Tutsi all’interno del paese furono soggetti a nuovi massacri e persecuzioni. Nel 1965 tentarono ancora l’impresa ed ancora vi furono massacri Tutsi ad opera Bantu all’interno del Rwanda.
Nel 1994 l’aereo dove volava l’allora presidente del Rwanda, durante un volo per l’Uganda dove avrebbe dovuto firmare gli accordi di pace con i tutsi ribelli, fu abbattuto da missili sparati da Kigali da mandanti sconosciuti nonostante l’arcipelago di ipotesi.
Radio Kigali trasmise il seguente messaggio: – Tagliate gli alberi alti.-
Il partito dell’ intheramwe faceva risuonare ovunque i propri slogan.- Chi ha abbattuto la foresta? I Bantù, chi ha reso la terra coltivabile? I Bantù. Chi aveva occupato le loro terre? I Tutsi!
Radio Kigali spiegava che l’errore che avevano commesso le latre volte non doveva accadere mai più! L’errore consisteva nel aver permesso che i Tutsi fuggissero, dando modo che l’evenienza di un ritorno dei profughi fosse possible. Da morti, i tutsi non sarebbero più tornati.
Sembrava la vecchia storia dei conflitti biblici di Caino ed Abele, del pastore contro l’agricoltore, ma non era così. I Tutsi non erano pastori, ma propietari di bestiame in origine, tanto che era un Tutsi ad essere il signore delle mandrie, in origine quindi essere tutsi equivaleva ad occupare un preciso posto nella scala sociale, nello specifico quello dell’aristocrazia. Con le nuove carte di identità tutsi non erano solo i tutsi originari ma anche hutu divenuti nel frattempo proprietari di bestiame, Hutu sposati con tutsi ed anche propietari di bestiame.
Il resto è risaputo, nel volgere di nove settimane furono uccisi più di un milione di tutsi ed hutu moderati. Il F.N.R. ( Fronte nazionale rwandese) guidato dall’attuale Paul Kagame invase da Uganda e Congo il Rwanda, in pochi giorni giunse a Kigali, dichiarò fuori legge il partito dell’interhamwe che fuggi nel nord Congo con quasi un milione di profughi Hutu.
Oggi.
Dopo due guerre congolesi che hanno provocato quasi tre milioni di morti si combatte ancora nelle province del nord Kivu dove si danno battaglia 4 esreciti: quello Rwandese con icursioni in Congo contro l’ Interhamwe, quello dell’Interhamwe contro i tutsi rifugiati in Congo, e quello del generale Laurent Kunda, ex genrale tutsi dell’esercito congolese a sua volta in lotta contro l’interhamwe e l’esercito regolare congolese mandato da Joseph Kabila a ristabilire autorità territoriale.
Laurent Kunda è un Bayamulenge, un tutsi congolese ma di origine rwandese, cioè nato da tutsi profughi. I Nande, tribù hutu che popola il nord del Congo hanno un sentimento così intriso di paura ed odio verso i tutsi che mi è stato difficilissom trovare qualcuno intenzionato ad espormi il proprio punto di vista ed i propri sentimenti riguardo alla situazione. Mentre Kunda con una milizia di 5000 uomini si dichiara pronto ad un cessate il fuoco ma non disposto a “lasciare” senza protezione la minoranza Tutsi nlla zona Kivu- Goma gli scontri continuano rilevando un asse Kunda – Kagame e ponendo in essere le basi per un nuovo genocidio questa volta appena dietro la sbarra della frontiera rwandese. La comunità internazionale si assenta, radiosa come ai tempi di radio Kigali.
I machete luccicano ancora.
L’incubo di Conrad sopravvive…..
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Trasloco pittoresco
In Appunti, Around ROME, Italy at a glance, People, Uncategorized on November 19, 2007 at 5:21 pmTutto bene, tutto bene! Giorno 19 dall’inizio del trasloco. Uniche scatole svuotate sono quelle di cucina. Tutto il resto e’ ancora da farsi. Dalla mattina del 1 Novembre ci sono voluti 19 giorni per tralocare la linea telefonica e adsl. Quindi Martha ha atteso con pazienza il momento del suo aggiornamento. Dal ghetto a Monteverde tra scatole, polvere, vernici, mobili, piante, piatti, scarpe, cavi, cazzatine varie, quadri e pennelli, vestiti e giornali, panni sporchi e valige non c’e’ mai quello che cerchi. E ancora facchini, idraulici, imbianchini, elettricisti, il primo negozio di fiducia nel quartiere e’ diventato il ferramenta e il primo amico Vladimir, pittore moldavo, per una settimana in casa mezza piena e mezza vuota tra lezioni di russo e mani di vernice. Poi c’e’ la nausea che ti prende mangiando zuppa di verdura e sentendo il sapore di acqua ragia e colore, specie se aggiungi i colori a olio e, visto che piove sia tempesta, dipingi un quadro a olio. Manca solo la scala e piu’ attrezzi di bricolage, ancora la connessione all’etere televisivo e eccoci qui tornare al mondo. Telefono tv internet! Ma senza sei morto? No no, forse piu’ vivo, troppo ingombrante e umano da avere la sensazione del deserto, quando scopri che sei cosi’ piccolo e invisibile difronte allo spazio e al tempo. E poi ti chiedi perche’ la portiera del nuovo palazzo ti ricorda i vicini di casa tipo Erba. E perche’ nei giorni in cui i giornali sbavano parole sui romeni tu ti ritrovi un ventitreenne romeno che ti aiuta nel trasloco e lavora in nero nei giorni festivi per gli italiani. Va cosi’ che ci vuoi fare, forse non lasciargli la mancia perche’ i giornalisti oscillano tra tutti i romeni sono ladri o non sono ladri? A Monteverde la vita e’ piu’ calma, l’aria piu’ fresca, la luce migliore, comincera’ un nuovo capitolo. Ancora un po’ di giorni e il pensiero riprendera’ lo spazio rubatogli dall’azione che nel prossimo futuro ha un nome: IKEA!